Prato fiorito in ambito urbano

Il prato fiorito in ambito urbano

Negli anni ‘80 e ‘90, tra gli esperti del settore, ebbe un’ampia diffusione l’utilizzo di specie tappezzanti coprisuolo nel gestire i piccoli spazi urbani. Questo boom derivava dal principio che, a fronte di un elevato costo iniziale, nel tempo ci sarebbe stato un notevole risparmio sulla manutenzione. Ad oggi l’attenzione si è spostata sui prati fioriti, molto più variopinti e scenici, ma cosa sono? Sono effettivamente così convenienti?

Non vi è una definizione univoca di prato fiorito. Alcuni esperti concordano nel definirlo come un tappeto erboso dove vige una compresenza di specie erbacee annuali e biennali con fioriture appariscenti. Altri, ma in minima parte, vi aggiungono anche le erbacee perenni e bulbose. Vi è poi un ulteriore suddivisione, che è doverosa fare, che specifica le differenze tra i prati fioriti ornamentali o artificiali e quelli naturalistici.
I primi sono quelli più ampiamente diffusi, dall’aspetto scenico preponderante. Questi vengono realizzati utilizzando semi di piante sia autoctone sia esotiche: l’obiettivo è quello di scegliere specie dalle fioriture scalari, lunghe e vistose in modo da garantire la fioritura per tutte le stagioni.
I secondi, invece, sono quelli a più elevato valore naturalistico poiché costituiti da semi di specie tipiche locali. Tuttavia, non bisogna lasciarsi ingannare dal nome. Sia i prati ornamentali che naturalistici portano con sé una buona dose di artificialità. Anche nei miscugli naturalistici viene infatti studiata una programmazione della composizione per garantire l’aspetto estetico desiderato, sebbene meno trionfale.

C’è da specificare che la scelta del prato fiorito non è però una scelta a “manutenzione zero”. I tagli vanno comunque effettuati e almeno una volta l’anno. Per natura, infatti, un prato lasciato a sé stante, verrebbe invaso dapprima da piante infestanti molto più forti nella competizione, poi arriverebbero i rovi, fino alla rinnovazione delle specie arboree pioniere quali robinia, ailanto e pioppo. Anche i prati delle grandi alture in montagna sono il risultato di equilibri e di tradizioni del luogo che prevedono da sempre lo sfalcio dell’erba per la produzione di fieno e il pascolamento degli animali.

Ritornando all’utilizzo del prato fiorito in ambito urbano, questo può essere sicuramente una valida alternativa alle aiuole fiorite realizzate con piante stagionali e per coprire aiuole spartitraffico e rotatorie. Si sconsiglia invece la sua formazione su ampie distese pubbliche.
Un prato fiorito non è infatti fruibile come un tappeto erboso tradizionale. L’eccesivo e costante calpestio porta inevitabilmente ad alterazioni che modificherebbero gli equilibri interni. Si lascerebbe spazio a specie più competitive e aggressive portando così a una graduale semplificazione e scomparsa delle specie più “deboli”, tendenzialmente quelle esotiche e meno rustiche. Questo fenomeno si nota anche nei prati tradizionali, vicino alle panchine o ai giochi dei bambini, dove il prolungato calpestio fa scomparire del tutto la vegetazione.

In spazi più grandi è dunque necessario collocare il prato fiorito in parti rilegate per non compromettere la fruizione degli spazi restanti. Un esempio è il prato ornamentale che vi è nel parco “La biblioteca degli Alberi”, in centro a Milano. Fotografato e ammirato da tutti nei periodi di suo massimo splendore, con il tempo è stato completamente delimitato per evitare che le persone potessero rovinarlo sdraiandosi in mezzo o percorrendolo.
Passando all’aspetto economico, realizzare un prato fiorito è più dispendioso di uno tradizionale. Il costo del seme varia da 30-40 €/kg, se vengono utilizzate le specie più diffuse (papavero, fiordaliso, margherita ecc.), a anche 400-500 €/kg per miscugli più ricercati (millefoglie, linaria, garofanino ecc.). La durata media è di 2-3 anni, dopo i quali è necessario effettuare una risemina. Questo perché le piante seminate, anche se a fine ciclo vegetativo si disseminano autonomamente, vengono comunque con il tempo sostituite da altre più frugali presenti nell’ambiente circostante.

Quindi alla fine cosa conviene di più tra un prato fiorito e un tappeto erboso tradizionale? Abbiamo analizzato attentamente oltre i costi di realizzazione anche quelli manutentivi per ottenere un valore finale da confrontare.

Un prato tradizionale ha una durata media di 15 anni, dopo i quali è necessaria una trasemina. Durante l’anno sono necessari circa 8 tagli (alcuni con raccolta ed altri con rilascio dei frammenti a terra). Ogni 7 anni è necessario effettuare una rigenerazione. Dall’altra parte abbiamo il prato fiorito, dalla durata di 4 anni, durante i quali, una volta all’anno, è necessario effettuare un taglio.
Facendo riferimento ai prezziari regionali, il costo annuo totale è di 0,82 €/m2/anno per il prato tradizionale, mentre il prato fiorito è di 1,45 €/m2/anno. Ciò che incide maggiormente nella differenza di prezzo è il costo di realizzazione del prato fiorito (98% del costo finale), mentre nel prato tradizionale incide per la maggior parte la manutenzione.

In conclusione, il prato ornamentale è una scelta che comporta sì una spesa maggiore ma anche una più rilevante biodiversità e un migliore impatto estetico. Questo articolo si pone come spunto per una scelta consapevole ed informata.

 

Fonte: QUI
Per ulteriori informazioni, contattaci.


Call Now Button