02 Dic Licheni fedeli bioindicatori
Licheni: aiutiamo l’università
Fino a poco tempo fa i licheni erano considerati i parassiti delle piante e che le danneggiassero, ma non è così.
I licheni sono formazioni vegetali frutto della simbiosi tra alghe, funghi e cianobatteri. Sono molto presenti in tutto il mondo e si contano fino a 20mila specie. Riescono molto bene a sopravvivere a qualsiasi clima e accrescono su qualsiasi substrato, che sia piante, rocce, o manufatti artificiali come barche ed edifici. L’unico ambiente dove è difficile trovarli è quello urbano. Questo perché sono efficaci bioindicatori della qualità dell’aria e, come ben sappiamo, quella delle città non è per nulla sana.
L’Università di Torino, con un’equipe guidata dalla prof.ssa Isocrono, ha studiato le specie che vivono nei frutteti di Piemonte e Valle d’Aosta nel progetto “Licheni no panic”. Il nome “no panic” è stato assegnato perché vuole rimarcare appunto che non c’è da spaventarsi davanti alla loro presenza. Molti sono ancora i coltivatori che reputano la presenza di licheni sulle piante un brutto segno, un indice di cattiva gestione o di malattia in avanzamento. Spesso si eseguono trattamenti a base di rame per debellarli, addirittura è stato notato della professoressa che questa pratica avveniva in azienda biologiche. Questi esseri non sono parassiti. Per crescere si procurano il nutrimento da soli, attraverso la fotosintesi. In questo modo non danneggiano anzi, contribuiscono ad aumentare la biodiversità. L’obiettivo dello studio intrapreso dall’università è capire quali sono le buone pratiche di gestione in un’ottica di agroecosistema sostenibile.
A questo studio possono partecipare tutti quanti: basta fotografare con il proprio cellulare i licheni osservati sulle piante e condividere la foto sulla piattaforma iNaturalist. In questo modo si spera di avere una mappatura più ampia possibile.