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Il ritorno del lupo sulle Alpi

Il ritorno del lupo

Il lupo scomparve dalle nostre montagne nel 1921, quando fu abbattuto l’ultimo esemplare nei boschi cuneesi. All’epoca, fu un sospiro di sollievo per molti allevatori, ma con il tempo si scoprì che la mancanza del lupo aveva creato un disordine all’interno dell’habitat naturale alpino. La mancanza di un predatore, infatti, fece aumentare notevolmente la popolazione degli ungulati che, per trovare cibo, alla fine rovinarono moltissime coltivazioni.
Ad oggi la presenza del lupo nelle Alpi è ormai affermata. La sua comparsa ufficiale fu nel 1992, quando furono segnalati i primi attacchi ovini.
Il lupo nostrano, quello grigio appenninico, è un animale di piccola taglia che non supera i 30 kg. Si ciba di ungulati selvatici, tra cui camosci e caprioli, piccoli mammiferi, uccelli e rettili, mentre raramente di cervi e animali domestici. Studi hanno dimostrato che la sua dieta si differenzia in base alle stagioni. Il capriolo è la preda principale in estate, mentre in inverno, quando i giovani ungulati sono troppo cresciuti e risulta difficile cacciarli, le capre e pecore diventano le principali prede.
Vedere un lupo è molto difficile. Ha una terribile paura dell’uomo, infatti evita il più possibile ogni contatto. Le greggi protette dai cani, custodite dal pastore e recintate con filo metallico elettrico non corrono alcun rischio per gli allevatori.
Il ritorno del lupo nelle nostre montagne è assolutamente positivo perché vuol dire che si sta ristabilendo un equilibrio dell’habitat alpino che da decenni si pensava scomparso.

 

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